origini panettone e pandoro

Ci siamo quasi: manca davvero poco al Natale e già le vetrine dei supermercati e delle pasticcerie si riempiono di dolciumi tipici delle festività e, immancabili, tornano loro, i protagonisti indiscussi delle nostre tavole durante il periodo natalizio: Panettone e Pandoro.

Non c’è pranzo o cena che si rispetti che non culmini con la messa in tavola di uno dei due, o anche entrambi, perché c’è sempre chi esprime la propria preferenza per l’uno o per l’altro.

Da nord a sud, seppur il menù si diversifichi da regione a regione, quel momento è uguale per tutti gli italiani!

Grosso coltello e poi giù, attraversando il soffice impasto farcito di canditi o dopo aver agitato ben benino il grosso bustone trasparente, affinché lo zucchero a velo si distribuisca in modo omogeneo.

I più coraggiosi, ancora non soddisfatti dell’abbuffata da poco conclusa, si armano di crema spalmabile per rendere il loro dessert ancor più buono!

Di Panettoni e di Pandori se ne preparano ogni anno enormi quantità e se ne comprano, per sé stessi o per regalarli, altrettanti.

Ma ci siamo mai soffermati a pensare alle loro origini? Che viaggio nel tempo hanno fatto per giungere sino alle nostre tavole?

Ebbene,  pare che, il Panettone sia nato a Milano, precisamente in casa Sforza, in cui il cuoco bruciò il dolce preparato per i suoi signori in onore del banchetto di Natale. Per rimediare al danno, lo sguattero Toni, sacrificò il suo panetto, lavorandolo a più riprese e farcendolo con canditi e uvetta. Ciò che ne venne fuori fu qualcosa di sensazionale: un dolce alto e soffice che, in onore del suo ideatore, prese il nome di “pan de Toni”.  Come capita spesso in questi casi, di storie riguardo le origini di un evento importante se ne sentono tante, ma pare che questa resti la più attendibile (abbiamo perciò deciso di non riportare anche le altre).

E se il Panettone affonda le sue origini nella Milano di un tempo, il Pandoro nasce a Verona il 14 ottobre 1894 grazie al “suo papà” Domenico Melegatti.

Fu lui infatti a dare una propria interpretazione ad un dolce già esistente: il Nadalin, che presentava la forma di una stella, ma a differenza dell’odierna versione, era basso e glassato.

Melegatti pensò bene di gonfiarne l’impasto aumentando le dosi  di uova, burro ed inevitabilmente lievito.

Il risultato potete ben immaginarlo… piacque a tal punto da ritrovarlo ancora oggi, a distanza di tempo, sulle nostre tavole, puntuale come non mai ogni anno!

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Nov 21, 2018 By Redazione